|
Cioccolato: il cibo degli Dei
Non capita spesso di pensarci quando ce ne godiamo una barretta, ma la storia del cioccolato è ricca e appagante quanto il suo stesso sapore.
Un carico prezioso II 9 maggio 1502 Cristoforo Colombo faceva vela per il suo quarto – e ultimo - viaggio dalla Spagna verso il Nuovo mondo. Cercava una rotta diretta verso l'Asia, e qualsiasi ricchezza gli fosse capitata di incrociare lungo la strada. Nell'agosto 1502, la spedizione approdava all'isola Guanaja, a 30 miglia dalla costa dell'odierno Honduras. Avvistando una enorme canoa nelle vicinanze, Colombo ordinò ai suoi uomini di catturarla. L'imbarcazione si rivelò essere una canoa maya per il trasporto commerciale, probabilmente partita da qualche parte sulle coste dello Yucatan, e ora carica di merci: tessuti colorati, spade di legno, coltelli di selce, piccole scuri, campanelle di rame e altri articoli di scambio. Molti anni più tardi, il figlio di Colombo, Ferdinando, raccontò che i maya che costituivano l'equipaggio della canoa trasportavano anche un carico di "mandorle". E doveva trattarsi di una merce di grande valore. Ferdinando scriveva infatti: "I nativi sembravano considerare molto preziose queste mandorle, perché mentre le portavano sulla nostra nave insieme alle altre merci, notai che se ne cadeva anche una soltanto, subito si piegavano a raccoglierla, come avessero perduto un occhio della testa".
Non è tutto oro quel che luccica… A Colombo, però, le mandorle non interessavano: lui cercava l'oro e altri preziosi. Non trovando nulla di importante a Guanaja, Cristoforo non vi si attardò. Colombo e i suoi proseguirono il viaggio verso sud fino alla moderna Panama prima di tornare in Spagna, dove egli morì nel 1506. Non aveva trovato il suo passaggio verso l'Asia, e sebbene fosse stato il primo europeo a venire in contatto con i semi del cacao, li aveva presi per mandorle, ed era morto senza mai assaggiare il cioccolato.
Acqua calda La pianta del cacao è originaria dell'America centrale. Sono stati trovati i resti di vere e proprie piantagioni di cacao coltivate dalle popolazioni maya fin dal 600 d.C. Prima di allora, e da centinaia di anni, il cacao veniva raccolto dalle piante selvatiche. I maya ne usavano i semi per fare la chocol haa, cioè "acqua calda", una bevanda spumosa a base di cioccolato e insaporita con vaniglia, peperoncino e altre spezie, tra cui anche Vachiotl, che lasciava sulla bocca, le labbra e i baffi tracce color rosso acceso, "come se si fosse bevuto del sangue". La chocol haa era una bevanda riservata ai membri della famiglia reale: nessun altro godeva di questo privilegio. Chi non avesse sangue blu doveva accontentarsi del halche, una bevanda fermentata di miele e corteccia. I semi di cacao erano così preziosi che venivano usati come moneta di scambio; per questo motivo i nativi incontrati da Colombo li trattavano con tanta venerazione.Venendo in contatto con i maya, anche gli aztechi presero gusto al cioccolato, e nel 1200 d.C. già esigevano tributi in cacao dalle tribù sottomesse, maya inclusi. Gli aztechi ritenevano che il cacao fosse un dono del dio Quetzalcoatl, il serpente piumato, che aveva portato sulla Terra la pianta del cacao trasportandola su un raggio di luce, e insegnato ai primi uomini a fare la cacahuatl, o "acqua amara", una bevan-da che veniva considerata fonte di sapienza e conoscenza universali.
Sbobba da maiali La cacahuatl degli aztechi era molto simile alla chocol haa dei maya: i semi di cacao venivano macinati, ridotti in polvere e mescolati all'acqua. La schiuma si produceva versando il liquido dall'alto in un contenitore appoggiato al terreno. Ma, diversamente dai maya, gli aztechi preferivano consumare la bevanda fredda; e fu questa la versione che il conquistador spagnolo Hernàn Cortes si vide servire nel 1519 nel corso di un'elaborata cerimonia di benvenuto officiata dall'imperatore azteco Montezuma. Cortes divenne così uno dei primi europei, se non addirittura il primissimo, ad assaggiare la cioccolata. Certo, nel Vecchio mondo non c'era niente di simile alla cacahuatl, e ci volle un po' di tempo perché gli europei giunti nel Nuovo mondo ci si abituassero. "La cioccolata... è una bevanda assurda considerata molto preziosa in quei luoghi (il Messico)," scrisse il missionario e storico gesuita José de Acosta nel 1590. "Coloro che non vi sono abituati la trovano disgustosa, perché è ricoperta di una spuma superficiale come di feccia.""Sembrava più una bevanda destinata ai maiali che agli esseri umani," concordava lo storico italiano Girolamo Benzoni, uno dei primi a descriverne l'esperienza ai suoi lettori europei: "Rimasi là (in Messico) per oltre un anno, e non volli mai assaggiarla. Gli indiani me ne offrivano ogni volta che arrivavo in un nuovo insediamento, e rimanevano sbalorditi quando rifiutavo. Ma poi, vista la scarsità del vino, e per non essere ridotto a bere sempre e solo acqua, decisi di fare come gli altri. Il sapore è piuttosto amaro, ma appaga e rifocilla il corpo senza inebriare; gli indiani di quei luoghi la considerano la merce migliore e più preziosa di tutte".
I gusti cambiano Con il tempo, gli spagnoli si abituarono alla cacahuatl che, come i maya, preferivano bere calda, con l'aggiunta di cannella, vaniglia e zucchero di canna, un prodotto ignoto agli aztechi. Per produrre la schiuma della cacahuatl, invece di versarla dall'altro come gli aztechi, gli spagnoli la mescolavano velocemente con un lungo bastoncino di legno, o con una frusta chiamata molinillo. Il molìnillo divenne il mezzo standard nella preparazione della cioccolata per i successivi 200 anni.
Nei baci Perugina non c’è scritto… Alla fine del 1500, gli spagnoli avevano abbandonato il termine azteco cacahuatl e coniato una nuova parola, chocolatl, forse una combinazione tra il ter-mine maya per "caldo", chocol, e la parola azteca per "acqua", atl.Ma perché coniare un nuovo termine? Certo, la loro cioccolata era zuccherata, non amara, e la bevevano calda come i maya.. Ma alcuni storici ritengono che il motivo fosse un altro: così come all'inizio avevano trovato disgustoso il sapore amaro, il colore marrone e la consistenza schiumosa della cacahuatl, è possibile che gli spagnoli ne avessero ritenuto piuttosto sgradevole anche il nome. In molte lingue neolatine, incluso lo spagnolo del XVI secolo, il suono "caca" ha connotazioni scatologiche. "È difficile credere che gli spagnoli non si sentissero fortemente a disagio quando impiegavano un sostantivo che inizia con 'caca' per descrivere una bevanda densa e color marrone scuro, e che tuttavia avevano ormai imparato ad apprezzare," scrivono gli antropologi Sophie e Michael Coe nella loro Storia vera del cioccolato. Gli spagnoli "avevano disperatamente bisogno di una parola diversa. Furono forse gli eruditi monaci missionari a coniare i sostitutivi chocolatl e, infine, cioccolato".
Una panacea per tutti i mali Non si sa esattamente quando il cioccolato sia giunto in Europa per la prima volta. E’ possibile che Cortes ne abbia portato in Spagna nel corso dei suoi viaggi nel 1519 o nel 1528. La prima testimonianza documentata del cioccolato in Europa risale al 1544, quando alcuni frati domenicani condussero una delegazione di maya in visita alla corte del principe Filippo di Spagna. Non ci è dato sapere se il principe abbia assaggiato il cioccolato, e - qualora lo abbia fatto - cosa ne abbia pensato. In ogni caso, ci volle ancora qualche anno prima che il nuovo sapore prendesse piede in Spagna.. Nel 1585, quando le prime spedizioni commerciali di cacao cominciarono ad arrivare in Spagna dalle piantagioni dell'America centrale e meridionale, l'esotica bevanda era soprattutto apprezzata per il suo valore "medicinale"."Questa bevanda è l'alimento più sano e nutriente del mondo," scriveva un sostenitore della cioccolata intorno al 1550, "perché chi beve una tazza di questo liquido può coprire qualsiasi distanza, camminando tutto il giorno senza il bisogno di mangiare nient'altro."
Un italiano consuma in media 4 chili di cioccolato all'anno. Un tedesco, circa 10 chili.
|