|
27/01/2010 18.24.27 Un’incredibile e affascinante varietà di colori, figure e simboli esposti di fronte ai nostri occhi. Osservandole più da vicino, si ha l’impressione di immergersi in un mondo magico dove il tempo si ferma per lasciarci ascoltare il nostro battito cardiaco, mentre affondiamo in uno stato di pacifica e silenziosa meditazione. Stiamo guardando un Nierika, un
capolavoro prodotto dall’artista e mara’kame (sacerdote,
curatore) Youlcame, il nome Huichol, o Wixarika, dell’artista Josè Munoz
Evangelista. Il termine indigeno per questo gruppo etnico (chiamato Huichol in
Spagnolo) che vive negli stati Messicani di Jalisco, Nayarit, Zacatecas e
Durango, Wixarica significa “profeta”. Le mani di Youlcame, che portano i segni
inconfondibili lasciati da una vita di lavoro nei campi, producono questi
dipinti cosmogonici con esemplare pazienza e quasi divina perfezione. Nella visione universale di questo popolo, Nierika
non è solo il nome dato a queste preziose pitture create con dei filati o
perline di vetro, ma è anche parte dell’universo simbolico della loro cultura.
Gli Huicholes associano i Nierika con un ampio congiunto
culturale, sociale e rituale, che li guidano durante la loro esistenza. Nierika
rappresenta “dove guardare”, la visione del mondo segreto dei loro
antenati, e allo stesso tempo, uno specchio che permette di vedere i loro veri
volti. E’ una porta fra i mondi, un’oblazione, il sole. Questi eccezionali
dipinti di filo e perline rappresentano la magica soglia attraverso la quale i
loro avi hanno accesso e possono guardare il mondo degli umani. Una cosmovisione fatta arte Si tratta di uno dei pochi gruppi indigeni del Messico che ha conservato le sue tradizioni, ma che allo stesso tempo è alla ricerca di nuove forme artistiche per perpetuare la sua visione del mondo. Con il tempo, la lavorazione dei Nierika diventò più difficile e complessa. Alcune opere di artisti Huicholes come Josè Benitez Sanchez e Guadalupe Gonzàles ottennero una tale fama da essere esibiti in alcune gallerie di Parigi e New York. Venne così concepito un nuovo genere artistico: “l’arte moderno indigena”, che ci trasporta ai tempi degli antichi dei, e allo stesso tempo ci mostra valori moderni che ci riportano al surrealismo ed altre correnti di arte contemporanea. La maggior parte degli artisti, come Josè Munoz Evangelista, vive vicino alle città, dove vendono le loro opere di artigianato ai turisti, ai collezionisti e a quelle persone che apprezzano l’eccezionale bellezza di questi quadri di fili e perline. Usano tavolette di legno – quadrate, rettangolari o rotonde – ricoperte di cera di api, per poi lavorarle, applicandovi fili brillanti e colorati, o perline variopinte: quei fili che, secondo Josè Munoz, collegano gli umani al mondo divino. I motivi rappresentati provengono prevalentemente dalla mitologia antica. L’arte di dipingere un Nierika è una iniziazione, durante la quale Munoz Evangelista usa i suoi poteri sciamanici per entrare nel mitico segreto della creazione, comunicare con gli dei e manifestare le sfere cosmiche nelle sue opere materiali. Le opere di don Josè rivelano il mondo delle divinità, gli strumenti sacri, i simboli e la naturalezza del pensiero Wixarika. Sono l’eredità vivente dei codici delle grandi civiltà mesoamericane, dedicate agli dei huicholes e al loro mondo divino. Con il passare del tempo, e la crescente commercializzazione di questi oggetti, l’arte Nierika è andata man mano perdendo il suo significato mitico-religioso. Così come si sono sviluppati vari stili estetici che si differenziano per colori, materiali, tecniche e temi rappresentati. La Nierika è una delle poche espressioni viventi di arte moderno indigena al mondo. La sua natura intrinseca, ci collega con il sentimento religioso di una cultura che vive in armonia con i suoi dei e con il proprio ambiente. E’ il dono lasciato dagli sciamani per farci ricordare le nostre origini dimenticate. |
|
27/01/2010 18.24.27 Nierika: "Arte" Moderno Indigena